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Pietramelina, venti anni sotto una montagna di veleni
Un mostro di nome Pietramelina.
Da venti anni agita i sonni di Pierantonio e Sant'Orfeto, divise
dall'appartenenza a comuni vicini, Umbertide e Perugia, unite nella
lotta ai rischi che la discarica, una delle maggiori d'Europa,
comporta.
Tutto cominciò all'inizio
degli anni ottanta, quando gli amministratori perugini avvertirono
la necessità di un luogo dove smaltire i rifiuti solidi urbani.
Scelsero Montelabate, luogo
suggerito dai tecnici, scartato ben presto, a quanto sembra,
dietro pressione di influenti personaggi pubblici dell'epoca. In
alternativa, individuarono una collina, ai margini dell'ambito comunale
e lontano dalla vista dei curiosi. Acquistarono il terreno dalla
ditta “DEGA”, ditta appaltatrice che aveva a sua volta acquistato
quel terreno (adatto solo alla pastorizia) da un fallimento giudiziario.
L'area coperta di boscaglie, ai confini di Umbertide, proiettata
verso Gubbio, era, appunto, quella di Pietramelina. In zona ci accorgemmo
di quanto stava accadendo con l'avvio dei lavori di sistemazione
della vecchia strada, compiuti ampliando l'antico tratturo e creando
alcune varianti per superare gli ostacoli naturali. Quel tracciato
esiste tuttora, riparato varie volte per l'usura causata dal saliscendi
dei “bisonti”.
Nacque allora il primo comitato
di protesta che nulla ottenne: la volontà politico-amministrativa
riuscì a tacitare ogni voce contraria. Il consiglio di quartiere
pierantoniese, chiamato a validare la scelta, a prendere atto della
sicurezza del sottosuolo in termini di impermeabilità e capacità
di tenuta, preferì lavarsene le mani. In sostanza, non emise
pareri, visto che Pietramelina era fuori dai confini umbertidesi.
A nulla servirono le obiezioni
sull'alta pericolosità sismica del posto (il terremoto del
1984 la confermò), sulla
pendenza del terreno, sull'esistenza, a valle, del torrente Mussino,
alimentato da fonti sorgive multiple di acqua potabile. Non furono
valutate nemmeno le conseguenze biologiche legate alla possibile
trasmissione di malattie a genesi animale (rabbia e zoonosi varie),
indotta dalla presenza di una vicina riserva venatoria. Il Palazzo
aveva deciso. Lì doveva sorgere la maxipattumiera che avviò
l'attività nel 1984. Quasi in contemporanea il Tribunale
Amministrativo Regionale dell' Umbria bocciò il ricorso del
comitato. “Facemmo la figura degli ignoranti allarmisti”, ricorda
uno dei firmatari.
In compenso, arrivò
una serie di rassicurazioni forse per tacitare la piazza: dalla
durata (pochi anni...), alla capacità programmata, relativamente
modesta (poche centinaia di migliaia di metri cubi...). Come spesso
accade, il provvisorio diventò oggetto di deroghe ripetute
fino all'ingrandimento per 2.200.000 metri cubi di immondizia. Una
montagna di robaccia che richiama stormi di gabbiani dal lago Trasimeno
e molto spesso ammorba l'aria dei dintorni. Nel 1998 motivazioni
diverse consentirono la stesura di un protocollo d'intesa: si stabilirono
regole, si assunsero impegni precisi. Non sempre gli accordi trovano
attuazione, ma la Provincia di Perugia in pompa magna inaugura una
centralina di monitoraggio del torrente Mussino a circa un chilometro
dal fosso di scolo della discarica, in un punto inaccessibile in
caso di pioggia. I dati per circa un anno e mezzo, fino ad una nuova
vibrante protesta popolare, non vengono resi noti, comunque riguardano
l'ammoniaca e basta. Intanto, sul Mussino scompare qualsiasi forma
di vita nel tratto che va dal Tevere fin sotto la discarica. Di
fronte alle reticenze degli enti, dilagano paura e rabbia. Comunque,
è un periodo di relativa collaborazione e rispetto reciproco
tra le parti, fino al momento in cui il risorto Comitato cittadino
di Pierantonio e Sant'Orfeto dissotterra l'ascia di guerra, ritenendo
disattese senza giustificati motivi le convergenze del gennaio 1998,
senza ascoltare chi sulla sicurezza dell'impianto dà ampie
assicurazioni.
Il dubbio esce rafforzato
dall'attenta lettura di una Determinazione regionale del marzo 2002,
dove, al capoverso “accrescimento discarica”, si afferma:”il progetto
presentato prevede inoltre la possibilità di ulteriori interventi,
qualora si rendessero necessari futuri ampliamenti in relazione
alle esigenze della pianificazione regionale che renderebbero disponibili
capacità aggiuntive fino ad un totale complessivo di circa
940mila metri cubi”. L'ennesima rottura unilaterale dei patti riguardo
al “pensionamento” della discarica di Pietramelina. A questo punto
il Comitato attacca a tutto campo, accusa la Comunità Montana
(secondo il protocollo d'intesa doveva finire la bonifica del Mussino
entro il 2000, ancora alla fine del 2005 non ha iniziato) e Gesenu,
la società di gestione (molte fotografie parlano chiaro su
come è condotta la discarica). Boccia gli amministratori
di Umbertide e Perugia, la Provincia di Perugia e la Regione dell'Umbria
per ciò che riguarda i loro impegni.
La violenta contestazione
all'indirizzo dei politici (vice presidente della Regione, Danilo
Monelli, in testa) durante l'assemblea del 3 febbraio 2003 ha motivazioni
chiare. Principalmente, l'esasperazione di chi ha perso la fiducia
nei propri interlocutori. Durante l'assemblea il vice presidente
della Regione Umbria da ampie assicurazioni alla gente: modificherà
la determinazione dirigenziale togliendo la parte che prevede la
possibilità di ulteriori ampliamenti. Dopo vari blocchi della
strada che porta alla discarica e vari volantinaggi in Corso Vannucci
a Perugia si torna alla normalità. La tregua ha breve durata,
infatti dopo appena un paio di anni, ripetute voci ed articoli sulla
stampa locale danno il nuovo allarme alla popolazione della zona.
Nasce un nuovo comitato (comitato INCENERITORIZERO)
, si cercano nuove forze e soprattutto si cercano notizie sulla
fondatezza delle voci che circolano. Questa volta gli amministratori
del Comune di Perugia non aspettano che le acque si calmino per
continuare nelle sue scelte scellerate, ma, gettano benzina sul
fuoco: con atto della giunta comunale di Perugia del 29-09-2005,
si dà mandato alla Gesenu per richiedere alla Regione dell'Umbria
un ulteriore ampliamento della discarica di 426.000 metri
cubi.
OGNI COMMENTO CI SEMBRA INUTILE
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